Il futuro della formazione? In una, anzi due parole: Active Learning. Che passa però da un ambiente flessibile e smart. Divanetti, cuscini, sgabelli e tavoli riconfigurabili. Vi siete mai chiesti quanto un’organizzazione innovativa e non casuale dello spazio fisico nel quale si lavora influenzi rendimento e concentrazione? Ammettiamolo, ormai il tempo delle lezioni ex cathedra è superato. Gli studenti sono cambiati e con loro il modo di fare formazione: è una generazione di nativi digitali, questa, per i quali va trovata una metodologia di insegnamento del tutto diversa da quella tradizionale. E anche le aule, di conseguenza sono cambiate.  O almeno dovrebbero.

L’apprendimento nel 2017 è attivo e si fa in condivisione. Si è abituati ad accedere al sapere con un clic, tramite i propri device. E’ qui che nasce l’esigenza di lavorare o studiare in ambienti dinamici, dotati di sistemi di arredo in grado di trasformarsi, adeguarsi in modo rapido ed intuitivo alle necessità che emergono durante le lezioni. Ambienti in grado di favorire la concentrazione del singolo o del team. In Italia meno, ma in Europa molto di più. Si cominciano a vedere anche negli edifici pubblici spazi dedicati al co-working, a sessioni di brainstoarming,  a lezioni di empowerment.

Aule ad alto impatto innovativo, che a pensarci dieci anni fa sarebbe stata fantascienza.  Stando ai fatti, però, la maggior parte delle aule formazione sono concepite per un apprendimento passivo, un aspetto al quale non poniamo troppa attenzione. Layout fissi e arredi con mobilità limitata invece rappresentano una sorta di barriera dell’apprendimento impedendo la comunicazione e la collaborazione. Anche l’accesso alla tecnologia, variabile da un’aula all’altra è spesso difficoltoso, di conseguenza  scarsa è l’integrazione dei sistemi.

Ma la questione va guardata nell’insieme. Spazi,  tecnologia e pedagogia devono lavorare in sincronia per costruire un apprendimento attivo nuovo.  Se ci fosse un motto sarebbe: Active mind, active learning e active spaces.  Curioso sottolineare come in realtà il concetto di active learning non sia farina degli anni Duemila. Sta ad indicare tutti i metodi di insegnamento che si basano sull’autoapprendimento e sul learning by doing (imparare facendo).

Largo all’interazione, quindi, ai giochi di ruolo, ai dibattiti, ai casi di studio, alle discussioni. Un approccio all’istruzione che fu reso noto da Charles C. Bonwell e James A. Eison già nel 1991 (Active Learning: Creating Excitement in the Classroom).

Una risorsa fondamentale per l’active learning è l’E-learning, ovvero imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza.

Flessibilità e accesso ai contenuti 24 ore  su 24 sono solo due dei tanti vantaggi offerti dalla formazione online. Il grande salto però non è ancora stato fatto: sebbene il 95% degli studenti possieda un telefonino o un tablet, ancora è lunga la strada per veder salire in cattedra lo strumento più diffuso che c’è.

L’auspicio è che presto la nuova strada della formazione sia percorsa; Inside Factory ci crede e sta già promuovendo attività mirate all’apprendimento dinamico ed efficace.

Torna dal 12 al 28 del mese prossimo Inside E-Learning Giugno, la nuova sessione di Webinar per i professionisti e gli appassionati del settore ICT. Scopri tutti i corsi online proposti nella nuova edizione ed iscriviti!

Per chi invece si fosse perso le passate edizioni, c’è E-Learning Replay, la possibilità di poter rivedere tutte le registrazioni dei corsi online.

 

 

Active learning è anche questo.

Ylenia Cecchetti