NextParty 2017, insieme come una vera brigata

Ce l’abbiamo del dna. E’ un elemento distintivo, il nostro valore aggiunto. Quel tocco di colore che rende unica ogni nostra nuova avventura lavorativa. E’ lo spirito con cui ci approcciamo all’evento che stiamo per realizzare o al corso che stiamo per organizzare. In due parole è l’Inside Moment, quel momento di coinvolgimento totale pensato per creare unità, coesione, gioco di squadra. Per condividere, scattare una foto che possa restare impressa nel tempo. Ed è su quel momento che ci concentriamo quando ci troviamo davanti ad una nuova sfida: organizzare una Convention aziendale, per esempio.

Lo facciamo con la passione che ci contraddistingue da sempre, con l’esperienza maturata nel tempo, con uno sguardo sempre attento alle esigenze e ai desideri del cliente. Ma soprattutto senza perdere di vista l’emozione.

Come nasce un’idea? Da dove cominciare, da dove prendere spunto per coinvolgere, emozionare, innovare e rendere originale il “solito meeting aziendale annuale? L’idea alla base è rivoluzione. E anche quest’anno ci siamo dati da fare per rivoluzionare il NextParty, la Convention promossa da Nextmedia, azienda leader nella distribuzione di sistemi di telecomunicazione in Italia.

La Convention è un momento cruciale per ogni azienda che si rispetti. E’ una giornata impegnativa, di formazione, informazione ma anche svago, che vede riunito tutto il team aziendale, i clienti, i partner storici e potenziali. Un momento strategico in cui si fanno bilanci e si condividono progetti per il futuro. E siccome la cornice rende il quadro più bello, per raccontarsi e raccontare la vision del proprio brand ci vuole una location fuori dagli schemi. Insolita. Extra-ordinaria. Un tema d’impatto. Per l’edizione 2017 del NextParty si è scelto come leitmotiv un concetto di grande ispirazione: “brigata e lavoro di squadra”. In cucina così come in tantissimi altri campi per avere successo è indispensabile affrontare le difficoltà in team, collaborare, raggiungere insieme un obiettivo comune.

Dal ristorante La Campaza di Ravenna è uscito forte e chiaro un messaggio: “Condividere è il segreto per crescere, per essere competitivi, per offrire un ottimo servizio al cliente che possa soddisfare anche le esigenze del mercato”.

Parola di Daniele Domeniconi, direttore commerciale di Nextmedia, che come nel 2016 ha deciso di affidarsi a noi di Inside Factory per un supporto nell’organizzazione dell’evento più atteso dell’anno. Abbiamo chiesto a lui un resoconto della giornata.

Davanti a 250 persone il 6 e 7 ottobre è andato in scena il secondo NextParty organizzato in collaborazione con Inside Factory. Questa nuova sinergia trovata è un elemento interessante, lavorare insieme si è rivelato utile, una modalità che ci permette di confrontarci. E dal confronto, si sa, nascono le idee migliori. Non ci sono imposizioni, tutto viene condiviso, discusso, analizzato in piena sintonia. In base all’esperienza maturata nel campo dell’organizzazione di eventi il team di Inside Factory propone il suo progetto, noi ci mettiamo del nostro, il confronto è costruttivo e così facendo riusciamo a trovare sempre il format migliore. L’evento su misura per noi”.

I punti forti di Inside Factory? Sicuramente la serietà, la professionalità, la disponibilità, qualità che oggi non sono così scontate. Il team composto da Samuel, Martina e Ylenia è sempre pronto e attento, preparato ad affrontare anche l’imprevisto dell’ultimo minuto, ad intervenire sulle modifiche dell’ultimo secondo. Che siano slides da sistemare o contenuti da rivedere, la squadra c’è e non si tira mai indietro”.

E’ stato fondamentale per noi il supporto nelle dirette social, Fb e Linkedin. Aver affidato l’attività ad Inside Factory ha significato riuscire a gestire con tempestività ed efficienza i contenuti dei post e le foto. Ci piace molto lo spirito con cui vengono accettati gli incarichi; l’entusiasmo e l’ottimismo che ci aiutano a prendere col sorriso tutto quel che succede. A trasformare anche l’eventuale inconveniente in un’esperienza di crescita”.

E a proposto di entusiasmo e sorrisi: il “NextChef” , team building culinario, è stata sicuramente una delle attività più coinvolgenti promosse da Nextmedia negli ultimi anni. Immersi nella natura del Parco del Ristorante, le 10 squadre di partecipanti dopo una breve presentazione sulla storia e le tradizioni locali, hanno scoperto la vera ricetta della piadina  cimentandosi nella preparazione del piatto romagnolo per eccellenza.

Oltre all’aiuto nella regia quest’anno ci è stato fornito supporto nella cura del template per le presentazioni dei vendor, nell’attività di recall, nella gestione del backstage. Abbiamo lavorato come una vera brigata. Il prossimo anno? Dobbiamo fare ancora meglio! Facendo tesoro di quello che è stato realizzato di positivo, lavoreremo ad un evento ancora più ricco di novità. Sarà il nostro ventennale. Un ottimo motivo per rimetterci, insieme, al lavoro e fare grandi cose“.

Vogliamo ringraziare Nextmedia srl per aver deciso di rivolgersi a noi per l’organizzazione della convention annuale dedicata ai Top Partners. Ci siamo presi cura del loro evento come se fosse nostro, cercando di svolgere i compiti assegnati nel migliore dei modi.

Ancora complimenti e grazie per la fiducia a Daniele, Matteo, Michela, Gianni e a tutto il team di Nextmedia.

 Il vostro successo è il nostro orgoglio!

E ora…Road to NextParty 2018!

Ylenia Cecchetti

Per scoprire tutti i nostri servizi relativi all’organizzazione eventi: www.insidefactory.it/events

Smart Working Day Roma, emozioni da sold out!

Smart Working Day Roma, emozioni da sold out!

Nel business le grandi cose non sono mai state fatte da una sola persona.

Sono realizzate da un team di persone”

Steve Jobs

Una partita si vince se il gioco di squadra funziona, se c’è intesa, collaborazione e sinergia. Ognuno ha il suo ruolo: che tu sia attaccante o difensore l’importante è impegnarsi tutti insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune. L’unione fa la forza, non è solo un luogo comune. E’ con questo spirito che Inside Factory, Seedble e Be Happy Remotely, tre realtà specializzate nella formazione e nella consulenza in ambito Smart Working, hanno dato vita alla prima edizione dello Smart Working Day Tour.

Ma come è nato il progetto? L’idea di un tour dedicato ai temi del lavoro agile è saltata fuori a maggio, quando il Senato ha dato il via libera al ddl sul lavoro autonomo. L’Italia, finalmente, ha una legge sullo Smart Working. E’ il momento giusto, questo, per raccontare ai responsabili delle risorse umane, HR experts e anche ai liberi professionisti come si fa a diventare Smart Worker e quali sono gli step da seguire per abbracciare questo modello professionale “di rottura” e rivoluzionario. Quali strumenti utilizzare per affrontare il cambiamento. Perchè non farlo organizzando un evento formativo di valore che coinvolgesse esperti del settore, docenti e manager aziendali?

La data zero, quella di Milano nel mese di luglio ci ha dato la spinta giusta per proseguire con altre tappe in tutta Italia. Esperimento riuscito! L’evento in Lombardia è stato talmente apprezzato che il progetto è cresciuto: e così lo Smart Working Day il 3 ottobre è approdato a Roma. La capitale, per un giorno, anche del lavoro agile. Oltre 300 iscritti e 150 partecipanti, un piccolo grande record che ci ha riempito di orgoglio.

Sold out! I lavori sono iniziati alle 10 nei locali di eFM con il tutto esaurito in sala ed un altro spazio allestito per l’occasione, all’interno del quale poter seguire la diretta streaming.

Dopo i saluti ed il benvenuto ai partecipanti da parte di Daniele Di Fausto, Ceo di eFm, si è aperta la sessione workshop con l’intervento di Andrea Solimene, CEO e coFounder Seedble. In “Smart Working: lusso o sopravvivenza?” Andrea ha parlato dell’importanza di introdurre il lavoro agile in azienda e di quali siano i passaggi da seguire. Di come il nuovo approccio al lavoro basato su responsabilità, fiducia e flessibilità, possa rappresentare una soluzione per accelerare il cambiamento e innovare il modo di lavorare in maniera più collaborativa, funzionale e dinamica.

A seguire, spazio agli Sponsor con la prima parte della Speech Session, un momento dedicato ai Vendor che hanno avuto l’opportunità di presentarsi illustrando le proprie soluzioni e le novità aziendali.

Tempo di Salotto Live, il momento del confronto a più voci, un collage di esperienze e di vissuti che ha raccolto tre storie diverse sullo Smart Working. Alberto Mattei, Fondatore di www.nomadidigitali.it,  ha portato il suo contributo da professionista “che ama viaggiare e sogna di poter cambiare il proprio stile di vita, per rendersi finalmente libero di  vivere e lavorare ovunque, sfruttando le nuove opportunità del web“. Se il nomade digitale non si sposta per lavorare ma lavora spostandosi, è venuto spontaneo chiedere quanto peso abbiano gli spazi in un conteso di mutamento del lavoro stesso, del modo di vivere e dei luoghi fisici di lavoro. Ha risposto a questa domanda introducendo il tema del Workplace Flexibility Daniele Di Fausto, raccontando come la rivoluzione digitale stia trasformando gli uffici in smart building, luoghi sostenibili, sempre più coinvolgenti, efficienti. In spazi di collisione e a misura di Smart Worker. Silvia Giorgi e Laura Nurra della Direzione delle Risorse Umane di American Express Italia, che hanno curato il lancio e l’implementazione dello Smart Working, hanno condiviso il case history sulla loro riorganizzazione aziendale illustrando vantaggi ed opportunità del lavoro agile dal punto di vista dell’azienda e da quello del dipendente.

La parola è andata poi a Giovanni Battista Pozza, coach e founder di Be Happy Remotely, esperto di felicità al lavoro ed employee experience. Nel talk “Come essere un team collaborativo e produttivo da remoto” ha lanciato un messaggio importante: il remote working non è un limite, l’online è un’opportunità che può trasformarsi in business. 

Dopo il Light Lunch, Giada Susca e Valentina Marini hanno tenuto lo speech su “L’educazione digitale alla base dello SW“, presentando il progetto di #GalateoLinkedIn e fornendo indicazioni utili al corretto comportamento da tenere sul social network professionale più conosciuto e frequentato.

Con Samuel Lo Gioco Managing Director di Inside Factory, l’attenzione si è concentrata su “Smart Worker: come vincere la produttività con i giusti alleati con i principali nemici”. Una serie di consigli, tools e suggerimenti su come ottenere successi professionali con una migliore qualità della vita vestendo i panni di Smart Worker. 

E’ stato ancora il turno degli Sponsor con la Speech Session pomeridiana di “Noi e lo Smart Working” che dopo il coffee break ha ceduto il passo all’avvocato Sergio Alberto Codella dello Studio Legale Boursier Niutta & Partners. Il workshop “Nuove regole per lo smart working: un punto di svolta?” è stato dedicato alla verifica di tutele e garanzie per aziende e lavoratori sul testo normativo che disciplina lo Smart Working.

Prima dei saluti è stato rilasciato l’attestato di partecipazione a tutti i presenti. Tanti sorrisi e un click, uno scatto di gruppo ha catturato le emozioni della giornata.

Un grazie doveroso e moltiplicato per 300. Grazie a chi ha condiviso con noi questo successo, un “goal” importante anche se la partita non finisce qui. Grazie ad Andrea e Giovanni, co-organizzatori del tour, a Daniele Di Fausto, Emiliano Boschetto Daniele Vezzani, che hanno messo a disposizione la loro splendida sede per ospitare l’evento. Grazie a Valentina Marini e Giada Susca, Alberto Mattei, a Sergio Alberto Codella e a tutti gli Sponsor Flavio Patria, Andrea Belardinelli, Enrico Cicculli, Giovanni Cristi di AVM, Marco Anselmi di VoipVoice, Massimo Maggiora e Angelo Malaspina di IWGroup, Alessandro Vitali di Jabra, Simone Albanini di Sennheiser e Francesco Martizi di Cisco.

Lo #SWD17 è scambio, formazione, voglia di fare networking e di creare relazioni. Un gioco di squadra.  E ora avanti con il prossimo appuntamento: 8 novembre, destinazione Napoli.

Per conoscere e iscriversi alle altre tappe del tour: www.smartworkingday.it 

Stay Tuned!

Ylenia Cecchetti

 

Aspettando lo Smart Working Day: intervista a Giovanni Battista Pozza

Aspettando lo Smart Working Day: intervista a Giovanni Battista Pozza

Lavoro e felicità, un binomio impossibile? Non per Giovanni Battista Pozza, imprenditore con la passione per il business digitale e l’innovazione. Ma soprattutto uno dei maggiori esperti al mondo di felicità al lavoro.

Perché sì, si può, anzi si deve essere felici, soddisfatti e appagati sul posto di lavoro. Non è un’utopia ma un obiettivo da perseguire, una ricerca che ha portato Giovanni a essere felice da remoto, ad arrivarci attraverso un percorso all’insegna dell’innovazione e del nomadismo digitale.

Giovanni Battista Pozza

Una vita divisa tra tecnologia, design e innovazione, la sua: sarà lui uno degli speaker protagonisti dello Smart Working Day di Roma. Domani, nel corso della giornata di approfondimento e di focus mirati per conoscere da vicino l’universo legato al lavoro agile, Giovanni racconterà come il remoto sia un vantaggio e non un limite. E come sia possibile riuscire a LAVORARE MEGLIO DOVUNQUE, ED ESSERE FELICI AL LAVORO.  

 

 

Lo smart working è il ribaltamento degli schemi, dello stile di vita personale ma anche lavorativo. Giovanni, tu hai completamente rotto con le convenzioni, ripensato il tuo modo di vivere e di lavorare. Quando si è cominciato a parlare di smart working ci hai visto un potenziale, hai deciso di sfruttare questa filosofia per creare un nuovo modello di business. Da dove sei partito?

Sono partito 3 anni fa, quando ho iniziato a lavorare sulla felicità al lavoro e sulla felicità in generale, su quella degli altri. Inevitabilmente ho lavorato sulla mia. Ho iniziato a cambiare prospettiva, sono cambiati i rapporti di lavoro, quelli interpersonali. Lavorare sulla felicità permette di toccare tanti aspetti della vita, le priorità diventano altre, al centro dell’attenzione ci sono il benessere, la qualità della vita, delle relazioni. E’ questo che mi ha fatto “scattare”. Le competenze guadagnate negli anni mi sono servite ad affrontare questo passaggio, come fossero tessere di uno stesso puzzle da completare.  Lavorare da remoto mi rende felice, mi ha cambiato l’esistenza, ne ho guadagnato in benessere!

Ami la semplicità nella vita e l’agilità nel lavoro: per questo ti troviamo sempre online ad aiutare team e aziende a lavorare meglio da remoto. E’ quello che fai con Be Happy Remotely, di cui sei Coach e founder.  Qual è il tuo ruolo? Come si struttura una tua giornata tipo?

Be Happy Remotely

Lavoro dove voglio, questo è il presupposto. Ci sono luoghi che preferisco, tipo stare in mezzo alla natura, all’aria aperta, stimola la creatività! Mi piace soprattutto quando devo lavorare sulle relazioni. Le mie apparizioni di persona sono rare, ho completamente eliminato l’offline portando tutto sull’online. La mia giornata tipo? Mi sveglio presto, faccio yoga o meditazione, porto fuori i cani, decido dove passerò la mia giornata lavorativa in base alle attività da svolgere: in casa, in ambienti di coworking, ho i miei posti del cuore. Generalmente lavoro fino alle 19 e il weekend il mio mobile è rigorosamente in modalità aereo. No alle mail nel fine settimana!

Tu e lo Smart Working: come vi siete conosciuti?

La spinta più grossa l’ho avuta quando sono entrato a far parte del team di Happy Melly: ci sono guru a livello mondiale di metodologie nuove di gestione aziendale, agilità e felicità al lavoro.  Certi modelli di apprendimento hanno cambiato la mia prospettiva sul lavoro: non si parla di smart working, si fa! In quel contesto ho toccato con mano la bellezza del lavoro smart e delle relazioni che si possono avere con persone che in realtà non si sono mai conosciute.

Happy at work!

Hai fondato un manifesto di 12 principi per l’innovazione di prodotti e servizi attraverso l’innovazione sulle persone. Ce ne vuoi dire al volo un paio?

Prima vi spiego perché l’ho fatto. Siamo tutti sempre molto concentrati sui processi o sugli aspetti tecnici del lavoro.  A fare la differenza invece sono i valori, la collaborazione, il rispetto, l’onestà, anche tra colleghi. L’innovazione sui prodotti e sui servizi la fanno le persone, passa attraverso le persone: se le metti in un ambiente agevole rendono molto di più, un pensiero, questo, confermato da molte ricerche. Un contesto di crescita e un ambiente di lavoro felice (uno smart office) aiuta certamente a mantenere alto il livello di benessere. Il digitale non per forza è sinonimo di “attività pesante che non ti fa staccare gli occhi dal pc”. Se metti in atto le strategie giuste non perdi tempo e non sei oberato dal lavoro.  Chiunque in azienda può applicare questo metodo, basta focalizzarsi sulle persone e darsi il tempo di riflettere senza stressare se stessi e gli altri. 

Smart Working Day Roma 2017: -1. L’evento è alle porte!  Dacci un buon motivo per partecipare…

E’ importante esserci perché l’ approccio allo smart working, come raramente succede, è a 360 gradi. Andremo sul pratico, sui fatti e non sulle parole. Cercheremo di tenere in considerazione la tecnologia, aspetto fondamentale se di lavoro agile si parla. Non mancheranno approfondimenti sulla cultura aziendale.

“Come essere un team collaborativo e produttivo da remoto” è il titolo del tuo intervento. Ci vuoi dare una piccolissima anticipazione?

Le persone possono collaborare ed essere produttive da remoto come se fossero in ufficio. Un ambiente di lavoro smart e flessibile rende la tua azienda più attraente. Parlerò di come adottare un modello di lavoro smart dove le persone sono performanti anche da remoto. I miei workshop insegneranno a lavorare meglio e a creare il giusto spirito di squadra.

L’Italia è fanalino di coda dell’Europa: ora che il lavoro agile è stato ufficialmente riconosciuto e regolamentato credi che sarà più facile “compiere il grande salto”? Il 2018 sarà l’anno della svolta?

A livello culturale c’è ancora molto da fare. Non basta la legge, che ha sicuramente aiutato: lo scatto deve essere culturale. Il prossimo potrebbe essere l’anno giusto, il problema è che se da una parte ci sono moltissime persone che vorrebbero lavorare da remoto, dall’altra ci sono altrettante aziende che questa tipologia di lavoro non la stanno offrendo. Ci sono imprenditori sfiduciati, delusi, convinti che la strada dello smart working non sia percorribile.  La volontà c’è soprattutto da parte delle nuove generazioni ma trova subito un muro. Che va abbattuto!

Cos’è lo Smart Working per te?

In una parola, opportunità. Di poter introdurre un nuovo modello di lavoro in grado di semplificare, di incentivare il worklife balance e contribuire ad un miglioramento generale della società.

E a proposito di felicità al lavoro, stai davvero facendo i bagagli per trasferirti in Costa Rica?

A breve mi trasferirò con la mia famiglia dall’altra parte del mondo. Per fare questo sto portando tutto il mio business online. Prima però, tappa obbligata all’Isola del Giglio!

Domani saremo a Roma, poi lo Smart Working Day Tour prosegue con altre 3 tappe in tutta Italia.

Scegli la tua città e iscriviti!

 

A cura di  Ylenia Cecchetti

Aspettando lo Smart Working Day: intervista ad Andrea Solimene

L’intelligenza è l’abilità di adattarsi al cambiamento.

Stephen Hawking

Cambiare, quanta paura che fa. Eppure dietro ad ogni cambiamento anche impercettibile si cela un’opportunità, grande, tutta da scoprire. Cambiare taglio di capelli, casa, lavoro: ci vuole un pizzico di coraggio per uscire dalla propria zona di comfort, tanta voglia di crescere e mettersi alla prova. Ci vogliono gli stimoli ma soprattutto gli strumenti giusti.

E se si parla di business, quanto è difficile cambiare? Quanto, invece, è più semplice opporre resistenza e scegliere di non adottare un nuovo metodo di lavoro o una modalità organizzativa innovativa? E quanto è importante non improvvisare, ma anzi, avere a disposizione gli strumenti giusti e l’appoggio di professionisti del settore che possano guidarci verso il cambiamento in modo efficace ed intelligente?

Smart Working significa sapersi adattare al cambiamento. Significa scommettere su una tipologia lavorativa fondata sui concetti cardine di flessibilità ma soprattutto fiducia, pilastro fondamentale su cui poggia il rapporto tra datore di lavoro e dipendente. Di questo si parlerà durante lo Smart Working Daydel prossimo 3 ottobre a Roma, evento pensato per avvicinare le aziende al “cambiamento smart“, una giornata interamente dedicata al lavoro agile tra vantaggi, obiettivi e possibilità.

Tra i protagonisti dell’evento c’è Andrea Solimene, CEO & Founder Seedble. Organizzatore e relatore, insieme a Samuel Lo Gioco di Inside Factory e Giovanni Battista Pozza di Be happy Remotely, Andrea sarà uno dei formatori della giornata tenendo il Workshop “Smart Working: lusso o sopravvivenza?“.

Lo Smart Working Day sarà una giornata formativa a più voci: avanti con la prima, scopriamo chi è Andrea!

Andrea, conosciamoci meglio in vista della tappa romana del nostro tour sullo Smart Working. Di te sappiamo che sei Smart Working Adviser, Social media addicted, amante dei viaggi e molto, molto altro. Presentati!

Sono un ottimista e amo le sfide. Credo che la frase “Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia” descriva a fondo lo spirito con cui affronto la vita. Per il resto sono una persona molto semplice che ama il suo lavoro e le persone di cui si circonda.

 

Sei coFounder di Seedble, come è nato il progetto e di cosa si occupa? Qual è il tuo ruolo?

Il progetto nasce nel 2011 quando conobbi Giovanni Tufani, l’altra anima di Seedble. Il punto di partenza è quello che caratterizza tante startup: cambiare le cose. Dopo aver provato a lanciare un progetto di startup innovativa sul social recruiting (mai decollato forse perchè troppo avanti con le logiche del mercato, forse perchè doveva andare così) decidemmo di creare un network di professionisti che potesse aiutare lo sviluppo di idee e progetti. Nacque Seedble con la mission di accelerare startup. Successivamente ci siamo orientati verso le aziende consolidate, così tanto bisognose di innovazione: il pane quotidiano delle startup. Oggi Seedble accelera startup e facilita l’innovazione e la trasformazione digitale delle aziende. Io seguo soprattutto i progetti legati alla trasformazione digitale e alla comunicazione.

Tu e lo Smart Working: come vi siete conosciuti?

Come succede in molte relazioni, c’è sempre qualcuno che ti presenta. Io devo ringraziare il mio amico e socio Koen Lukas Hartog che, prima di diventare CIO Seedble, curava progetti di cambiamento organizzativo in Olanda, paese più “propenso” e vicino a un approccio al lavoro più flessibile, collaborativo e aperto. Così abbiamo iniziato a collaborare a progetti per la pubblica amministrazione olandese e per alcune aziende, fino a quando nel 2014 abbiamo deciso che fosse arrivato il momento di raccontare il nostro punto di vista in Italia.

Hai scritto anche un libro dedicato all’argomento, come è nata l’esigenza?

L’ebook – scaricabile gratuitamente – è nato con l’obiettivo di sensibilizzare il tessuto imprenditoriale italiano e portare innovazione nel modo di lavorare e collaborare. È il risultato di un lavoro collaborativo di tutto il team Seedble con il supporto anche di professionisti esterni, come P. Vanhoutte, uno dei padri fondatori dello Smart Working concept che ci ha scritto la prefazione. Al tempo abbiamo lanciato anche un road show, organizzando workshop in aziende e coworking. L’intento era quello di far avvicinare le organizzazioni e i professionisti a un approccio più idoneo ai nostri stili di vita, dettati spesso dalle tecnologie digitali.

Smart Working Day Roma 2017, inizia il countdown. Al di là dei numeri, un evento non convenzionale, pratico e concreto. Quali saranno gli ingredienti principali? 

L’idea di continuare a “evangelizzare” il concetto Smart Working è in linea con quanto fatto con l’ebook. Ancor di più quando è un insieme di professionisti che affrontano il tema da diversi punti di vista e in giro per l’Italia. Ora che ci penso quasi suggerirei di organizzare un camper! Scherzi a parte, credo lo spirito informale e la professionalità con cui si tratta il tema sono gli ingredienti principali per confrontarsi e scambiarsi idee sullo Smart Working. Lo faremo a Roma in una location “inspiring”, poi Treviso, Napoli, Catania e stiamo pensando già ad altre tappe.

“Smart Working: lusso o sopravvivenza?” Questo il titolo del tuo intervento. Quali saranno le tematiche toccate?

Una su tutte: far chiarezza sullo Smart Working mostrando il perchè ha senso che le organizzazioni avviino un percorso di cambiamento e innovazione proiettandosi nel futuro al “prossimo stadio evolutivo” citando F, Laloux.

Perché ritieni fondamentale per il futuro delle imprese o dei liberi professionisti compiere questo cambiamento culturale e professionale?

Credo faccia parte di una naturale evoluzione delle organizzazioni. Stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale (siamo al capitolo 4.0) in cui le tecnologie digitali e la combinazione uomo – macchina stanno segnando e influenzando il nostro modo di vivere. La facilità di accesso alle informazioni, la potenza di calcolo, elaborazione e condivisione di dati, la contaminazione tra più culture stimola la nascita di idee e nuovi approcci che rompono con il passato. Cambiare, dunque, rappresenta una necessità dettata dalle condizioni attuali, proprio quando all’inizio della Prima Rivoluzione Industriale, la società dovette far un grande “shift” dall’agricoltura alla meccanizzazione.

Quali sono, secondo la tua esperienza, le percezioni, le difficoltà di chi vuol passare allo Smart Working adottando un nuovo modello organizzativo “di rottura”?

L’uomo – per definizione – è restio al cambiamento. La curva del cambiamento ci insegna come, per arrivare alla totale integrazione di una novità, ognuno di noi attraversi diverse fasi: negazione, resistenza, rassegnazione e, infine, accettazione. La durata di questo processo dipende, ovviamente, dalla predisposizione della persona e dalla sua apertura mentale. Immaginate un’organizzazione che ha lavorato per oltre 30 anni con lo stesso modello tradizionale. Il cambiamento non è cosa semplice. Non è possibile cambiare dall’oggi al domani. Per questo ci sono professionisti che facilitano questa fase di sensibilizzazione, sperimentazione e introduzione dello Smart Working. “Il pericolo più grande nei momenti di turbolenza non è la turbolenza in sé, ma è affrontarla con le logiche del passato” non smetterò mai di citare P. Drucker.

L’Italia è fanalino di coda dell’Europa: ora che il lavoro agile è stato ufficialmente riconosciuto e regolamentato credi che sarà più facile “compiere il grande salto”? Il 2018 sarà l’anno della svolta?

La cultura del lavoro in Italia è sicuramente un elemento che rallenta lo Smart Working e giustifica quei dati, ma siamo all’inizio. L’esperienza olandese ci ha insegnato che il passaggio verso lo Smart Working non è stato semplice per tante aziende e istituzioni in Olanda. Ed è ancora in atto! La maggiore apertura mentale, le dimensioni del Paese e la predisposizione naturale ad innovare sono, ovviamente fattori che accelerano il cambiamento, iniziato nei primi anni ’90. Il 2018 potrà essere l’anno del riscatto se le organizzazioni comprenderanno veramente cos’è lo Smart Working, senza associarlo a pratiche come il telelavoro 2.0 o il lavorare un giorno fuori dall’ufficio a settimana.

Una sfida, un’opportunità, una rivoluzione culturale, il ribaltamento degli schemi. Cos’ è lo Smart Working per te?

Lo Smart Working è l’accesso a quello che sarà il nostro modo di concepire e collaborare nel futuro.

Questa intervista è solo una piccola anticipazione di quello che ci aspetta il prossimo 3 ottobre. Il resto ce lo teniamo “live”. E di cose da dire, ascoltare, condividere ce ne saranno davvero tante. ISCRIVETEVI – la partecipazione all’evento è gratuita – e seguiteci.

Solo per “Aspiranti Smart Workers”!

 

A cura di  Ylenia Cecchetti

 

Smart Working Vs regolamento EU (GDPR): un ostacolo per le aziende SMART?

Le aziende sono totalmente confuse. Oggi il trend più in voga per rendere la propria azienda al passo coi tempi, per produttività ed etica, è lo smart working (per noi italiani “lavoro agile”).
Su questo tema troviamo tante informazioni teoriche, sul Web come in eventi verticali, che, nella stramaggioranza dei casi, forniscono una buona base per quelle aziende e professionisti autodidatti interessati alla materia. Quello che, soprattutto ultimamente, non emerge sono i rischi, presenti e futuri, per chi applica un progetto di smart working. Tra questi il nuovo regolamento Europeo, che entrerà in vigore il 25 maggio 2018, chiamato GDPR (General Data Protection Regulation). Per completezza spiego a coloro che non sanno quale sia la sua natura:

Smart Working Vs GDPR

Il GDPR è il nuovo regolamento, adottato dall’Unione Europea nell’aprile 2016, sulla “protezione dei dati” e della “gestione della privacy”.
In questo regolamento le aziende sono chiamate a rivedere i propri sistemi di gestioni dei dati per prevenire la perdita degli stessi e moderare la loro condivisione.
Le aziende che non saranno allineate con il regolamento possono incombere a sanzioni MOLTO importanti: fino a 20 milioni di euro, o fino al 4% del volume d’affari globale registrato nell’anno precedente.
Perché il regolamento GDPR può essere un’ostacolo per le aziende che applicano un progetto di Smart Working?
La risposta non ha niente di così complicato. Uno degli steps da applicare in un progetto di smart working in azienda è l’implementare di soluzioni informatiche e di gestione (posta elettronica, cartelle di lavoro, gestionali software) totalmente “OPEN”, che offrono la possibilità agli addetti ai lavori (impiegati e collaboratori) di lavorare in mobilità. Fuori dalle mura aziendali.
Altro aspetto che, attualmente, viene ignorato sono: gli ambienti.
Essere uno Smart Worker non significa lavorare solo da casa, anche, ma soprattutto in ambienti pubblici e comuni, come locali (Starbucks o similari) e ambienti condivisi come strutture di Coworking.
Cerco di spiegarmi meglio. Immaginiamo uno Smart Worker, con ruoli di Sales Account (commerciale), nelle varie destinazioni di lavoro, in ambienti pubblici o in Coworking. Il suo lavoro consiste nel trattare con nuovi clienti e con clienti già acquisiti (quindi presenti nel database aziendale), pertanto durante le varie telefonate citerà: nome delle aziende, situazioni contrattuali, nominativi, recapiti e tanto altro ancora. Praticamente le stesse informazioni che, l’azienda stessa, ha l’obbligo di proteggere.
Insomma, bel casino vero?
Quindi implementare un progetto di Smart Working in azienda sarà un rischio da maggio 2018?
In realtà no, anche sotto questo aspetto esiste il modo per arginare il problema. Prima di tutto mettendo da parte l’autodidattica per lasciarsi seguire da Professionisti che, nel loro core business, si occupano di affiancare le aziende in questo processo di cambiamento. Loro sapranno indicare con precisione gli strumenti giusti e, soprattutto, formare le persone per sensibilizzare aspetti come: privacy, lavoro per obiettivi, gestione del tempo (Time Management) e tutela.
Poi, per quanto riguarda gli “ambienti” pubblici e di coworking, ci sono studi ingegneristici e architetti mirati a migliorare l’impatto sonoro e la riservatezza negli spazi. Praticamente ci sono prodotti di arredo che, in modo molto efficace, riescono ad assorbire gran parte dei rumori. In ambienti strutturati con queste caratteristiche non riesci a sentire in maniera chiara quello che le persone distanti pochi metri dicono. Ripeto, anche qui, come accennato prima, servono VERI professionisti.
Insomma, per essere al passo con i tempi e cavalcare l’onda dell’innovazione, quella che oggi viene chiamata Industria 4.0 e trasformazione dei processi lavorativi, è sicuramente apprezzato uno spirito “autodidatta”, ma non basta. E’ fondamentale cercate Professionisti FORMATI in materia, o altrimenti formatevi Voi!
Noi di Inside Factory, in collaborazione con SeedbleBe Happy Remotely, realizzeremo un Tour formativo sul tema Smart Working.
Ecco dove saremo:
VENETO: 19 OTTOBRE
NAPOLI: 9 NOVEMBRE
CATANIA: 16 NOVEMBRE
A ogni singola tappa troverete 4 workshop formativi, e al termine della giornata sarà riconosciuto un attestato di partecipazione.
Volete approfondire l’argomento? Allora ci vediamo allo SMART WORKING DAY TOUR 😉

La Formazione Professionale Emotiva

Come faccio in un mondo di mucche in bianco e nero a distinguermi?
Come posso diventare la “Mucca Viola” diversa da tutti gli altri?

Da quando, anni fa, ho letto il libro di Seth GodinLa mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone”, un libro stupendo, in ogni mia attività lavorativa mi chiedo come posso fare per realizzare cose diverse da tutti gli altri.

L’ho fatto per anni nella mia azienda, la VoipVoice, dove ho sviluppato un modello e un approccio completamente diverso da tutti gli altri, e che anzi ora vedo che qualcuno prova a copiarci.

Così quando mi sono approcciato a fare il Formatore mi sono chiesto: “Come faccio a essere diverso? Come faccio a farmi scegliere?”. In fondo la teoria, le tecniche, i libri da leggere sono quelli. Da anni conosco formatori molto più bravi di me, con molta esperienza, “come posso fare a essere credibile e competere con loro?”.

Eppure in un anno di formazione alcuni risultati li ho ottenuti. Ecco un po’ di numeri di un anno di Formazione Professionale:

 

52 Corsi in aula 532 partecipanti
3 Webinar 889 partecipanti
15 Workshop Formativi 764 partecipanti
Totalone 2.185 partecipanti

 

Ben 2.185 persone mi hanno scelto, molte aziende, tanti professionisti.
Qualcosa avranno trovato di diverso. Ma cosa? Ecco quindi perché la mia Formazione è una Mucca Viola:

 

1. APPROCCIO: Sono un imprenditore. Non sono un formatore di professione, nella vita faccio altro, in un altro settore: sono un Imprenditore che ogni santo giorno porta a casa la sua pagnotta e quella dei suoi collaboratori. Nei miei corsi cerco di trasmettere la mia esperienza concreta che deriva da 11 anni di attività imprenditoriale. Adotto un approccio pratico: le cose che racconto ai corsi non sono teoria, sono cose che ho messo in pratica nella mia azienda e nelle altre esperienze della mia vita. Quando dico qualcosa so di cosa parlo, i problemi che provo a risolvere nei corsi li ho vissuti sulla mia pelle. I corsi miei devono certo servire per far crescere la persona, il team deve essere certo più reattivo, l’azienda deve sicuramente migliorare, ma soprattutto i miei corsi devono servire a fare più soldi. Tutto il resto è fuffa!

 

 

2. METODO: Mi piace raccontare storie. Ho scritto anche un libro pieno di Storie. Mi piace talmente tanto che anche durante le mie sessioni formative ne uso tantissime. Aneddoti, filmati, citazioni. Concepisco i miei corsi come se fossero un racconto fatto come una performance teatrale, per mantenere altissima l’attenzione dei partecipanti. Nozioni di teoria certo, inevitabili, ma le persone devono fare un percorso emotivo che li porti ad essere diverse da quando sono entrate in aula. La parola d’ordine sono: Emozioni.

 

 

3. MOTIVAZIONE: La capacità di provare meraviglia non dovrebbe mai smettere di essere presente. Perché faccio formazione? Eppure non ne avrei bisogno da un punto di vista economico. E allora cosa è che mi spinge a tenere corsi, a sottrarre tempo alla mia attività, a fare le ore piccole per preparare le slides la sera prima? Mi spinge la ricerca, la voglia di crescere, mentre spiego le cose le imparo meglio, me le ripeto e quando le devo applicare sono più reattivo. Non solo. Il confronto in classe con tante persone, le loro domande, le loro storie mi costringono a mettermi costantemente in discussione. Molti formatori, campando di formazione, di solito durante i corsi vendono altri corsi. Io no. Se viene scelto un modulo quel modulo deve essere fatto nel migliore dei modi possibili, con tutte le nozioni e le motivazioni giuste. Di solito termino esausto perché ho dato tutto. Non ci possono essere altre cose dopo. Tutto quello che sapevo te le ho dato.

 

 

Questi tre elementi, fondamentali, poi sono conditi da un altro elemento molto importante: l’INNOVAZIONE.

I Webinar, la formazione a distanza, sono un nuovo modo di trasmettere le competenze tramite internet. Questo i formatori tradizionali non lo fanno di solito. Invece noi di Inside Factory, possiamo interagire con persone sparse in tutta Italia, e con il servizio E-Learning Replay si può rivedere il corso che vi serve On Demand quando vuoi, come vuoi.

Ecco quindi che con l’arrivo dell’estate la formazione non va in vacanza. Ma anzi, scegliete il vostro corso tra quelli che abbiamo già fatto e rivedete il corso in spiaggia. Così anche voi invece di passare le vostre giornate estive a fare selfie sul mare o foto da Instagram al tramonto potrete fare qualcosa di diverso da tutti. Anche voi sarete sulla spiaggia una “Mucca Viola”.

Buona Formazione a tutti.

Simone Terreni