La Formazione Professionale Emotiva

Come faccio in un mondo di mucche in bianco e nero a distinguermi?
Come posso diventare la “Mucca Viola” diversa da tutti gli altri?

Da quando, anni fa, ho letto il libro di Seth GodinLa mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone”, un libro stupendo, in ogni mia attività lavorativa mi chiedo come posso fare per realizzare cose diverse da tutti gli altri.

L’ho fatto per anni nella mia azienda, la VoipVoice, dove ho sviluppato un modello e un approccio completamente diverso da tutti gli altri, e che anzi ora vedo che qualcuno prova a copiarci.

Così quando mi sono approcciato a fare il Formatore mi sono chiesto: “Come faccio a essere diverso? Come faccio a farmi scegliere?”. In fondo la teoria, le tecniche, i libri da leggere sono quelli. Da anni conosco formatori molto più bravi di me, con molta esperienza, “come posso fare a essere credibile e competere con loro?”.

Eppure in un anno di formazione alcuni risultati li ho ottenuti. Ecco un po’ di numeri di un anno di Formazione Professionale:

 

52 Corsi in aula 532 partecipanti
3 Webinar 889 partecipanti
15 Workshop Formativi 764 partecipanti
Totalone 2.185 partecipanti

 

Ben 2.185 persone mi hanno scelto, molte aziende, tanti professionisti.
Qualcosa avranno trovato di diverso. Ma cosa? Ecco quindi perché la mia Formazione è una Mucca Viola:

 

1. APPROCCIO: Sono un imprenditore. Non sono un formatore di professione, nella vita faccio altro, in un altro settore: sono un Imprenditore che ogni santo giorno porta a casa la sua pagnotta e quella dei suoi collaboratori. Nei miei corsi cerco di trasmettere la mia esperienza concreta che deriva da 11 anni di attività imprenditoriale. Adotto un approccio pratico: le cose che racconto ai corsi non sono teoria, sono cose che ho messo in pratica nella mia azienda e nelle altre esperienze della mia vita. Quando dico qualcosa so di cosa parlo, i problemi che provo a risolvere nei corsi li ho vissuti sulla mia pelle. I corsi miei devono certo servire per far crescere la persona, il team deve essere certo più reattivo, l’azienda deve sicuramente migliorare, ma soprattutto i miei corsi devono servire a fare più soldi. Tutto il resto è fuffa!

 

 

2. METODO: Mi piace raccontare storie. Ho scritto anche un libro pieno di Storie. Mi piace talmente tanto che anche durante le mie sessioni formative ne uso tantissime. Aneddoti, filmati, citazioni. Concepisco i miei corsi come se fossero un racconto fatto come una performance teatrale, per mantenere altissima l’attenzione dei partecipanti. Nozioni di teoria certo, inevitabili, ma le persone devono fare un percorso emotivo che li porti ad essere diverse da quando sono entrate in aula. La parola d’ordine sono: Emozioni.

 

 

3. MOTIVAZIONE: La capacità di provare meraviglia non dovrebbe mai smettere di essere presente. Perché faccio formazione? Eppure non ne avrei bisogno da un punto di vista economico. E allora cosa è che mi spinge a tenere corsi, a sottrarre tempo alla mia attività, a fare le ore piccole per preparare le slides la sera prima? Mi spinge la ricerca, la voglia di crescere, mentre spiego le cose le imparo meglio, me le ripeto e quando le devo applicare sono più reattivo. Non solo. Il confronto in classe con tante persone, le loro domande, le loro storie mi costringono a mettermi costantemente in discussione. Molti formatori, campando di formazione, di solito durante i corsi vendono altri corsi. Io no. Se viene scelto un modulo quel modulo deve essere fatto nel migliore dei modi possibili, con tutte le nozioni e le motivazioni giuste. Di solito termino esausto perché ho dato tutto. Non ci possono essere altre cose dopo. Tutto quello che sapevo te le ho dato.

 

 

Questi tre elementi, fondamentali, poi sono conditi da un altro elemento molto importante: l’INNOVAZIONE.

I Webinar, la formazione a distanza, sono un nuovo modo di trasmettere le competenze tramite internet. Questo i formatori tradizionali non lo fanno di solito. Invece noi di Inside Factory, possiamo interagire con persone sparse in tutta Italia, e con il servizio E-Learning Replay si può rivedere il corso che vi serve On Demand quando vuoi, come vuoi.

Ecco quindi che con l’arrivo dell’estate la formazione non va in vacanza. Ma anzi, scegliete il vostro corso tra quelli che abbiamo già fatto e rivedete il corso in spiaggia. Così anche voi invece di passare le vostre giornate estive a fare selfie sul mare o foto da Instagram al tramonto potrete fare qualcosa di diverso da tutti. Anche voi sarete sulla spiaggia una “Mucca Viola”.

Buona Formazione a tutti.

Simone Terreni

 

Smart Working Day 2017: buona la prima

Smart Working Day 2017: buona la prima

Cormano, 5 luglio. Siamo alle porte di Milano, il caldo si fa sentire: è il giorno dello Smart Working Day 2017. La sfida era riuscire ad intercettare un buon numero di persone interessate all’argomento, condividere con loro una giornata di formazione, farlo in modo non convenzionale (come nelle corde di Inside Factory) ed offrire strumenti pratici, concreti che andassero oltre i numeri e le parole. Esperimento riuscito! Ben 83 iscritti, circa 50 partecipanti ed una “edizione zero” che ha riscosso un notevole successo andando oltre le aspettative.  Si può dire: buona la prima!

 

Nello spazio di coworking di InCOWORK e Corefab nomadi digitali ed aspiranti tali,  freelance workers e manager aziendali si sono dati appuntamento per scoprire vantaggi ed opportunità del lavoro agile. Focus sul coworking, sul worklife balance e sulla collaboration grazie a workshop mirati e testimonianze dirette.

Dopo una prima introduzione curata da Samuel Lo Gioco, Managing Director di Inside Factory, su quelli che sono stati i “pointbreak”, i momenti di rottura, che nella storia hanno comportato una svolta e un’innovazione tecnologica, l’analisi si è poi concentrata sul lavoro agile a 360°.

 

Federico Bianchi, CEO di Smartworking Srl, ha analizzato come deve cambiare la struttura organizzativa aziendale affinchè lo Smart Working possa essere implementato in maniera efficace all’interno dell’azienda stessa, mentre Samuel Lo Gioco ha spiegato le skills comportamentali che uno Smart Worker deve avere per poter essere considerato tale e per portare benefici sia a se stesso che all’impresa: lavoro per obiettivi, gestione efficace del tempo, suddivisione dei compiti, collaboration.

 

Importanti Smart Workers sono stati protagonisti del Salotto Live, professionisti e aziende strutturate che hanno già fatto il grande salto ci hanno raccontato la loro rivoluzione professionale.

Rivoluzione, appunto. La parola chiave della nostra giornata. Lo smart working è un’opportunità, una rivoluzione culturale, il ribaltamento delle abitudini e degli schemi, dello stile di vita personale e ovviamente lavorativo.

Non cambierai mai la tua vita finché non cambierai qualcosa che fai tutti i giorni.”

(Mike Murdock)

 

Abbiamo ascoltato storie di chi ha completamente rotto con le convenzioni, ripensando il proprio modo di vivere e di lavorare, sposando in toto la filosofia dello smart working. Giovanni Battista Pozza, CEO di Be Happy Remotely, ha fatto del “mondo” il suo ufficio, eliminando l’offline e basando il proprio business esclusivamente sull’online.

Hanno parlato a cuore aperto imprenditori di successo; chi per sé stesso, come Pietro Cotrupi, fondatore del franchising inCOWORK, chi per la propria azienda, come Marco Scorti, HR Business Partner Manager di Siemens Italia, in comune hanno trovato il coraggio di rompere col modello organizzativo tradizionale.

E ne hanno guadagnato in benessere e produttività. Non a caso, Siemens Italia è attualmente considerata un “modello” per tutte le aziende che vogliono introdurre concretamente il lavoro agile.

Ma quanto ci fa paura cambiare?

La rivoluzione non è più il cambiamento, è la velocità del cambiamento”. Lo ha sostenuto Sergio Zavoli, giornalista, scrittore e politico italiano aprendo di fatto un dibattito nel dibattito: l’importanza delle tempistiche. Ogni passaggio se porta al cambiamento non può, non deve essere troppo lento. Ma, anzi. Rock!

Il momento di spingere sull’acceleratore è ora. Ora che il lavoro agile è stato regolamentato sul piano normativo ci si aspetta una diffusione capillare. Un cambio di direzione. Ma da dove cominciare?

 

Nell’era dell’Industria 4.0 e della Digital Trasformation è fondamentale applicare un nuovo modello di lavoro dinamico. Per questo è nata l’idea di realizzare lo Smart Working Day, un evento totalmente pratico e diretto dove contenuti concreti hanno giocato il ruolo dei protagonisti.

Dopo gli speeches dei Main Sponsor dell’evento – Estos, Jabra, AVM, Sennheiser, VoipVoice – che hanno contribuito con dei Case Study esemplificativi di come le loro soluzioni potessero essere di aiuto e di supporto per tutti coloro che vogliono diventare Smart Workers, c’è stato il momento di lavoro pratico con il laboratorio “Tools per il lavoro agile” curato da Federico Bianchi e da Giovanni Battista Pozza. A ciascuno dei presenti è stato poi rilasciato un attestato di partecipazione. 

 

Sorrisi, soddisfazione ed entusiasmo nel gruppo di partecipanti al momento dei saluti ci hanno fatto capire che sì: il cambiamento è possibile. Qualcosa si sta già muovendo e noi abbiamo fatto la nostra parte. Grazie a tutti i presenti allo Smart Working Day 2017!

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle“.

QUI trovate l’album fotografico completo dell’evento.

Il prossimo appuntamento con lo SWD (Smart Working Day) sarà a Roma a settembre. Segnatelo in agenda!

Ylenia Cecchetti

Web Marketing Festival 2017: I Cento Passi

Contavo i passi l’anno passato quando tornavo dal Web Marketing Festival.
Erano stati due giorni pieni di stimoli che mi costrinsero a fare i conti. Con me stesso.
Mentre guidavo, io me lo ricordo bene, contavo i passi che mi separavano dai miei obiettivi. Volevo fare il relatore al Festival, volevo organizzare eventi come il Festival, volevo creare un’energia come quella che avevo vissuto in quei due giorni del WMF.

Così il primo passo è stato creare Inside Factory.
Inside Factory è un’idea, una follia, che nasceva da dentro, da un’emozione, da un’esigenza. L’esigenza di affrontare mondi nuovi, nuove connessioni, nuove realtà.
Cercare di creare emozioni (Inside) attraverso nuovi format (Factory).

Il secondo passo è stato realizzare un corso di formazione professionale, BeSocial, sui Social Network per Elite Academy. Un corso mio, fatto delle mie esperienze e dei metodi che ho messo in atto in questi anni. Tutto però basato sulle emozioni e le motivazioni.

Il terzo passo è stato organizzare le convention di snom e Nextmedia. Ci abbiamo messo l’anima, ci abbiamo messo una cura pazzesca nei dettagli e abbiamo cercato di suscitare, anche là, emozioni nei partecipanti, in location bellissime. Un bel tirocinio.

Il quarto passo è stato realizzare dei laboratori interattivi e raccontare storie ai ragazzi. Da come è nata Internet a come sono nati i Social Network fino ad arrivare a stilare le regole per contrastare il Cyberbullismo. Un privilegio lavorare coi bambini.

Il quinto passo è stato realizzare una Tournée formativa che toccasse tutta l’Italia. Da allora mi devo ancora fermare, la Tournée non finisce più. Dal nord, al sud, alle Isole, corsi su corsi. Emozioni su emozioni, never ending story.

Il sesto passo è stato realizzare un evento tutto nostro, Accelerare in Curva, un evento verticale sui Contact Center che è stato un bel successo e ci ha dato la consapevolezza che possiamo se vogliamo. Se vogliamo eccome se possiamo.

Il settimo passo è stato realizzare la Convention di Teles, dove io non ho fatto assolutamente nulla e tutto veniva gestito da Samuel, Martina, Ylenia. Un successo dove i miei colleghi hanno tagliato il cordone ombelicale dalla VoipVoice. Da quel momento NOI SIAMO Inside Factory!!

L’ottavo passo sono stati i Webinar, sempre più professionali, sempre più ricchi di contenuti fruibili da qualunque posto. E-Learning Generation!

Il nono passo sono stati i percorsi di formazione e di sviluppo marketing specifici per aziende ed enti, per Confindustria, per Confcommercio, per Confartigianato. Ormai le collaborazioni non si fermano più, i clienti aumentano. Oltre ai passi aumentano le soddisfazioni.

 

I passi fatti fin qua sono tanti e si concretizza l’idea di star realizzando un progetto che non è più una Start-Up ma una bella realtà, ecco questo si, mi sembra di sì. Insomma dai mi sembra proprio che ci siamo.

Proprio al Web Marketing Festival del 2017 abbiamo fatto un altro passo. Il decimoDue dei relatori erano di Inside Factory.

Io e Alessandro Frangioni abbiamo tenuto due speech che sono andati entrambi bene, ma con Alessandro che ha fatto il quasi tutto esaurito. Emozioni pure.

Eppure mi sembra che i passi non bastino.
Per realizzare una cosa come quella che ho vissuto nella due giorni di Rimini non bastano una decina di passi, ne servono 100. Più energia, più spinta, più propulsione, più lavoro, più costruzione. Possiamo, dobbiamo migliorare, crescere. METTERCI PIÙ PASSIONE. Passare più notti insonni.

Il nostro non è un semplice lavoro, Inside Factory non svolge semplici incarichi, cerca di realizzare SOGNI, sviluppare COMPETENZE.

 

Non solo.
Se venerdì e sabato ho imparato qualcosa è che se non c’è un’etica, un ideale verso il quale tendere, tutto è vano. Il digitale è un’occasione unica che può cambiare in meglio la nostra società, la nostra esistenza.

E lo dobbiamo fare ora, non tra due o tre anni. ORA!!!

 

Non sarà semplice, sarà difficilissimo, costruire qualcosa è sempre difficile ed emozionante. Abbiamo fatto 1, 2, 3, 4, 5, 10 passi, dobbiamo farne altri 90 per arrivare ai 100 passi.

 

Grazie a Cosmano Lombardo, a Giorgio Taverniti e a tutto lo staff del Web Marketing Festival per questa immensa adrenalina che mi avete trasmesso.

Oggi come un anno fa torno e conto i passi.

Ci troveremo il prossimo anno e vedremo quanti passi avremo fatto.
Insieme.

Tutti insieme!

 

A cura di Simone Terreni 

 

Smart Working: una nuova cultura professionale

Da un grande potere derivano grandi responsabilità” ammoniva con sguardo benevolo Ben Parker suo nipote Peter. È grazie anche quella frase che poi Peter Parker, alias l’Uomo Ragno, deciderà di combattere i ladri che infestano la città di New York e di affrontare le terribili minacce dei vari supercriminali.

La storia de l’Uomo Ragno, il personaggio immaginario dei fumetti creato dallo scrittore ed editore Stan Lee e dal fumettista Steve Dikto, pubblicato per la prima volta dalla Marvel Comics nel 1962, ha fatto il giro del mondo. Tradotto in tutte le lingue, riproposto in versione cinematografica e cartone animato, l’Uomo Ragno è, insieme a Batman e Superman, uno dei tre supereroi più conosciuti nella storia dei fumetti.

La striscia originale racconta la vita di Peter Parker, timido studente del Queens che, rimasto orfano, è adottato dagli zii. Durante una normale visita scolastica ad un laboratorio, viene morso da un ragno e ne acquista magicamente i poteri: forza fisica, agilità, capacità di tessere le reti e di aderire a qualsiasi superficie. Dopo aver pensato inizialmente di sfruttare queste nuove capacità per trarne profitto economico, l’improvvisa morte degli zii causata dal ladro che precedentemente Peter si era rifiutato di fermare lo porta a riflettere e lo convince sulla necessità di utilizzare le sue forze in maniera responsabile per aiutare il prossimo in difficoltà e diventare un paladino della giustizia.

Malgrado i suoi poteri, Peter continuerà ad affrontare sempre i problemi quotidiani, sostenendo il peso della sua doppia vita, quella dello studente e quella del supereroe. Ed è qui che si inserisce il concetto di responsabilità, nei confronti di se stessi e degli altri, del gruppo.

Sulla logica del prendersi delle responsabilità si basa proprio lo Smart Working, il cosiddetto “lavoro agile“, tematica alla ribalta in questi giorni per l’approvazione del nuovo decreto legislativo che lo ha regolamentato. Quando si parla di Smart Working si tende infatti banalmente a riassumerlo come la possibilità di lavorare per un giorno da casa, “evadendo” dalla postazione fissa in ufficio – possibilità che in questo momento è utilizzata principalmente dalle grandi aziende, piuttosto che dalle PMI, per offrire ai loro dipendenti un migliore Worklife balance.

 

 

Ma lo Smart Working è soprattutto molto di più. È una cultura professionale che si basa su:

  • Riorganizzazione della logica manager/titolare-dipendente/collaboratore con la creazione di una nuova struttura organizzativa aziendale dove diventa fondamentale il rapporto di fiducia e la collaborazione.
  • Implementazione professionale di tecnologie innovative come gli strumenti di Unified Communication & Collaboration, in un’ottica di autonomia relativa allo spazio. Il confronto con i colleghi/titolare lo si ha attraverso Web Meeting Room e Conference Call. Il tutto nel rispetto del principio della mobilità.
  • Ridefinizione del concetto stesso di “tempo”: le canoniche 8 ore lavorative da ufficio vengono spalmate all’interno di un’intera giornata, le attività lavorative sono gestite in virtù di una precisa calendarizzazione di questioni “urgenti” – “importanti” – “attività ordinaria” il cui fine ultimo è il raggiungimento degli obiettivi.
  • Nuova valutazione del lavoro: non serve essere presente in ufficio per dimostrare quello che è il rendimento professionale, la persona viene valutata in relazione al raggiungimento di obiettivi condivisi precedentemente, obiettivi aziendali e personali che comportano anche un maggior attaccamento del professionista al brand stesso.
  • Singolarità/Gruppo: oltre alla valorizzazione del ruolo del singolo, responsabilizzato sugli obiettivi, il lavoro agile si basa molto sull’importanza del gruppo e sulla relativa forza. Se ognuno lavora in conformità con quelli che sono gli standard da raggiungere, se si predispongono momenti di condivisione e confronto, se “tempo, modo, spazi” esonerano dal “layout delle 4 mura aziendali” l’azienda non potrà che giovarne.

Attivare lo Smart Working all’interno di una realtà imprenditoriale comporta quindi impegno e prendersi delle responsabilità, sia a livello di direzione (che deve rideterminare il lavoro con i propri dipendenti) sia a livello di singoli (che devono apprendere nuove skills per attuare il lavoro agile). “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità“: poter essere più indipendenti e flessibili rispetto a tempo e spazio, deve essere necessariamente collegato al rispetto di metodi di lavoro precisi, collaborazione con i colleghi in un clima di fiducia e di sviluppo, condivisione di obiettivi e raggiungimento degli stessi. Ecco lo Smart Working.

Per questo è importante non “lanciarsi” a caso nello Smart Working ma fare formazione, conoscere quelle che sono le modalità di attuazione del lavoro agile all’interno di altre aziende, ascoltare i Case Studies e capire i processi che hanno permesso lo sviluppo dello Smart Working come cultura professionale, testare direttamente gli strumenti che lo supportano (pensiamo alle Cuffie, alle piattaforme di Conference Call, al centralino in Cloud etc). Fare pratica. Per crescere.

Per tutto questo a Milano, il 05 luglio c’è lo SMART WORKING DAY, un evento dove cercheremo di rispondere a queste domande: Che cos’è lo Smart Working? Quali sono le aziende che lo utilizzano? Chi sono gli Smart Workers? Ma soprattutto, come si fa a diventarlo?

QUI trovate il link per l’iscrizione, l’agenda della giornata e le tematiche che verranno affrontate. La partecipazione è gratuita. Vi aspettiamo!

Martina Giacomelli

La Lead Generation per far crescere il tuo Business: dalle landing page alle strategie Social, ecco come.

In un mercato così competitivo come quello in cui viviamo oggi, dove il digital fa da padrone, ci troviamo spesso ad assistere ad una guerra fra titani,  che viene giocata a colpi di tecniche e strategie di ADV sul Web.

Proprio così, le migliori prestazioni in campo promozione sono quelle in cui le strategie digitali riescono a raggiungere il giusto target con un messaggio che nella maggior parte dei casi sembra voler dire: scegli me!

La Lead Generation, o meglio tradotta in italiano con “mezzo per generare possibili nuovi clienti”, é una delle parole più gettonate e ambite da molte aziende e professionisti: d’altronde, chi non vorrebbe riuscire a trovare il mezzo più efficace per trovare nuovi potenziali clienti? Tuttavia, credetemi, non è così semplice come sembra.

Alla base della Lead Generation c’è, senza alcun dubbio, l’ascolto. Sì, perché è necessario conoscere bene il proprio target per ottenere risultati, non c’è altro modo. E’ proprio come nei rapporti ‘live’: l’unico modo per comprendere l’altro è proprio guardando come si comporta, ascoltando come si esprime, quali sono i suoi interessi, solo così riusciamo ad avere una visione d’insieme. Una volta che sei riuscito a conoscere il tuo target saprai come comportarti e, di conseguenza, come comunicare. Per quanto riguarda tutto il resto: Facebook ADV, Google AdWords, Email Marketing ecc, saranno il tuo mezzo per profilare e raggiungere con precisione le persone giuste.

Non basta dunque riuscire a trovare una buona strategia per incuriosire il visitatore tramite un semplice post su Facebook , ma è necessario che compia l’azione desiderata – che sia un’iscrizione, l’acquisto di un biglietto o prodotto.

Relativamente a quest’ultimo processo, ci sono attenti studi che analizzano proprio il percorso oculare che il visitatore compie con lo sguardo su una pagina di atterraggio, o su quali sono le domande più frequenti che esso si pone. E’ necessario che ogni pagina di atterraggio contenga tutte le informazioni necessarie per soddisfare anche il minimo dubbio o curiosità, per questo vanno posti “i giusti input nel giusto posto”. Quella che otteniamo è una “Landing Page”.

La Landing Page è la pagina di atterraggio all’interno di un “processo di acquisto” e è qui che si gioca il risultato di un’attività promozionale.

Giusto per fare un esempio: decidi di dedicare un budget per una campagna ADV di € 1.000,00 per avere nuovi contatti di possibili clienti. Investendo le stesse € 1.000,00 in ADV su Facebook e AdWords ottieni 2.300 click che puntano alla tua landing page e chiedi, in cambio di qualcosa, il loro contatto mail (quindi € 0,43 a click) ma, nei report a fine campagna trovi solo 350 contatti, significa che il costo di ogni singolo contatto è stato di € 2,85. Questo significa che l’85% dei cliccatori sono atterrati sulla landing page ma, per qualche motivo, non sono stati convinti a lasciare i propri recapiti in cambio della cosa offerta.

Una buona e attenta strategia di landing page vede uno studio che mira ambiziosamente ad abbattere il più possibile l’indice di defezione come, nel caso riportato sopra, dell’85%. In questo modo l’azienda ottimizza i costi raddoppiando le opportunità grazie al taglio netto del costo per singolo contatto.

Durante la seconda tappa di SMAU 2017 a Bologna, venerdì 9 giugno alle ore 16:00, presso l’Area SMAU Academy terremo un Workshop dedicato proprio a questo tema, dal titolo “Tutti i segreti della lead-generation: dalle landing page alle strategie”.

L’obiettivo principale del workshop è illustrare le migliori tecniche per l’acquisizione di contatti (lead) utilizzando strategie di advertising con Google AdWords, Facebook Ads e Instagram.

Faremo molti esempi pratici, basandoci su case-studies reali, in modo da illustrare le varie tipologie di strategie per vari e diversi settori: dal B2B al B2C. Seguiremo 4 step: analisi, pianificazione, sviluppo e report. Entreremo nello specifico delle landing pages e, uno dei punti fondamentali di tutto il piano, sarà analizzare il comportamento degli utenti e le tecniche per migliorarle in modo da renderle efficaci. Ci soffermeremo sulle impostazioni dei tools di web analytics, per un tracciamento corretto di obiettivi e conversioni fino ad arrivare all’impostazione strategica delle campagne scelte per la promozione, con accenni a Facebook Ads, Instagram Ads, Google AdWords, Linkedin Ads e Email Marketing. Concluderemo con report ed esempi pratici applicati ad alcuni clienti.

Nello speech analizzeremo 3-4 campagne di clienti reali, che hanno raggiunto e stanno raggiungendo risultati importanti, soffermandoci su come:

– migliorare la qualità delle landing pages e tracciare i comportamenti delle persone.

– migliorare l’approccio mobile.

– migliorare le campagne su AdWords, Facebook Ads e Instagram.

Se anche per te l’ottimizzazione dei costi, soprattutto nelle attività di ricerca dei nuovi contatti, è un aspetto sensibile, allora passa a trovarci a SMAU. Avremo modo di aiutarti a trovare la migliore strategia per il tuo Business.

BIGLIETTO GRATUITO PER SMAU BOLOGNA >

ISCRIZIONE GRATUITA AL WORKSHOP>

Alessandro Frangioni

alessandro.frangioni@insidefactory.it – 055 0763100

Come cambia la formazione

Il futuro della formazione? In una, anzi due parole: Active Learning. Che passa però da un ambiente flessibile e smart. Divanetti, cuscini, sgabelli e tavoli riconfigurabili. Vi siete mai chiesti quanto un’organizzazione innovativa e non casuale dello spazio fisico nel quale si lavora influenzi rendimento e concentrazione? Ammettiamolo, ormai il tempo delle lezioni ex cathedra è superato. Gli studenti sono cambiati e con loro il modo di fare formazione: è una generazione di nativi digitali, questa, per i quali va trovata una metodologia di insegnamento del tutto diversa da quella tradizionale. E anche le aule, di conseguenza sono cambiate.  O almeno dovrebbero.

L’apprendimento nel 2017 è attivo e si fa in condivisione. Si è abituati ad accedere al sapere con un clic, tramite i propri device. E’ qui che nasce l’esigenza di lavorare o studiare in ambienti dinamici, dotati di sistemi di arredo in grado di trasformarsi, adeguarsi in modo rapido ed intuitivo alle necessità che emergono durante le lezioni. Ambienti in grado di favorire la concentrazione del singolo o del team. In Italia meno, ma in Europa molto di più. Si cominciano a vedere anche negli edifici pubblici spazi dedicati al co-working, a sessioni di brainstoarming,  a lezioni di empowerment.

Aule ad alto impatto innovativo, che a pensarci dieci anni fa sarebbe stata fantascienza.  Stando ai fatti, però, la maggior parte delle aule formazione sono concepite per un apprendimento passivo, un aspetto al quale non poniamo troppa attenzione. Layout fissi e arredi con mobilità limitata invece rappresentano una sorta di barriera dell’apprendimento impedendo la comunicazione e la collaborazione. Anche l’accesso alla tecnologia, variabile da un’aula all’altra è spesso difficoltoso, di conseguenza  scarsa è l’integrazione dei sistemi.

Ma la questione va guardata nell’insieme. Spazi,  tecnologia e pedagogia devono lavorare in sincronia per costruire un apprendimento attivo nuovo.  Se ci fosse un motto sarebbe: Active mind, active learning e active spaces.  Curioso sottolineare come in realtà il concetto di active learning non sia farina degli anni Duemila. Sta ad indicare tutti i metodi di insegnamento che si basano sull’autoapprendimento e sul learning by doing (imparare facendo).

Largo all’interazione, quindi, ai giochi di ruolo, ai dibattiti, ai casi di studio, alle discussioni. Un approccio all’istruzione che fu reso noto da Charles C. Bonwell e James A. Eison già nel 1991 (Active Learning: Creating Excitement in the Classroom).

Una risorsa fondamentale per l’active learning è l’E-learning, ovvero imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza.

Flessibilità e accesso ai contenuti 24 ore  su 24 sono solo due dei tanti vantaggi offerti dalla formazione online. Il grande salto però non è ancora stato fatto: sebbene il 95% degli studenti possieda un telefonino o un tablet, ancora è lunga la strada per veder salire in cattedra lo strumento più diffuso che c’è.

L’auspicio è che presto la nuova strada della formazione sia percorsa; Inside Factory ci crede e sta già promuovendo attività mirate all’apprendimento dinamico ed efficace.

Torna dal 12 al 28 del mese prossimo Inside E-Learning Giugno, la nuova sessione di Webinar per i professionisti e gli appassionati del settore ICT. Scopri tutti i corsi online proposti nella nuova edizione ed iscriviti!

Per chi invece si fosse perso le passate edizioni, c’è E-Learning Replay, la possibilità di poter rivedere tutte le registrazioni dei corsi online.

 

 

Active learning è anche questo.

Ylenia Cecchetti